La gamification è un gioco serio

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C’è una parola che da tempo echeggia in maniera insistente nel mondo business: gamification.
Tutto viene “gamificato” per diventare più bello, più utile, più efficace…
Ma la gamification è solo un modo per intrattenere o può diventare uno strumento di lavoro?
E come si può utilizzare la gamification nel mondo degli eventi?
Per trovare almeno qualche risposta a tutte queste domande facciamo un passo indietro e iniziamo a vedere cosa si intende per gamification e quali sono i confini di questo fenomeno.

1. Che cosa è la gamification

Con “gamification”, termine che potremmo tradurre in italiano con “ludicizzazione”, si intende l’utilizzo di elementi che provengono dal mondo dei giochi in contesti che di giocoso hanno di per sé ben poco.
Fare gamification, quindi, non significa costruire giochi o trasformare attività serie in giochi, ma arricchire le stesse attività di elementi presi in prestito dalle dinamiche di gioco, che è cosa ben diversa.
Si prendono gli elementi piacevoli tipicamente connessi al gioco (alzi la mano a chi non piace giocare) e si usano per rendere più attraenti compiti come il lavoro o lo studio, il completamento di pratiche burocratiche o l’esecuzione di attività routinarie.

Quando si parla di gamification non si parla tanto di giocare, quanto piuttosto di lavorare, studiare, imparare (ma anche pagare le tasse e riempire un modulo di dati), in maniera più piacevole e coinvolgente.

Il ragionamento che sta alla base di questa pratica sta nel fatto – dimostrato da numerosi studi – che se si includono nell’attività “seria” elementi piacevoli costruiti ad hoc l’attività non perde nulla della sua rilevanza ma, poiché diventa più gradevole da svolgere, verrà portata a termine con maggiore impegno, coinvolgimento e, magari, anche efficacia e soddisfazione.
Se si collega un’attività ad una componente di gioco, infatti, immediatamente la si trasporta dal mondo del “dover fare” a quello del “voler fare” che è tipico delle attività cui ci dedichiamo con piacere e spesso con addirittura maggior impegno e dedizione di quelle che, invece, dobbiamo fare.
Ultima nota, per dirla con le parole di Fabio Viola (attualmente forse il più importante esperto di gamification in Italia), la gamification è: per il 70% psicologia positiva, scienze comportamentali, marketing e scienze sociali, e per il 30% tecnologia (UX e UI). Con questo si ribadisce che un gioco – quando ben progettato e studiato – è una cosa seria e strutturata, che lascia ben poco all’effimero.

2. La gamification nel business

Ora che abbiamo più chiaro cosa è la gamification come la possiamo usare strategicamente nel mondo business?
Se guardiamo i principali settori o ambiti nei quali viene applicata già oggi troviamo:

  • l’aggiornamento e la formazione
  • la fidelizzazione della clientela
  • l’acquisizione di nuovi clienti / lead generation
  • la modifica o introduzione di abitudini e comportamenti
  • la presentazione di prodotti/servizi
  • il team building e la gestione delle risorse umane

Più in generale possiamo dire che la gamification si può applicare pressoché a qualsiasi cosa che possa beneficiare del rilascio di dopamina (una sostanza che influenza nell’individuo l’umore, la sensazione di piacere, l’attenzione, la memoria e l’apprendimento) che il gioco stimola.

L’inserimento di elementi ludici nelle attività inoltre stimola:

  • l’iterazione di comportamenti (con facilitazione dell’apprendimento e della ritenzione) a fronte di ricompense e progressioni
  • la (sana) competizione che può derivare ad esempio dal confronto con performance di pari
  • la cooperazione, legata per esempio alla necessità di portare a termine attività in gruppo
  • la costanza, stimolata sia dalla volontà di migliorare le proprie performance che di non perdere i benefici acquisiti
  • la curiosità, legata alla scoperta di ciò che è ignoto (il gioco) e della propria abilità nella sua risoluzione
3. Come si può usare la gamification nel mondo degli eventi

Con quello che abbiamo detto fin qui la cosa si fa già più interessante. Non solo perché abbiamo capito che la gamification non significa riempire i nostri eventi di giochini tanto da farci assomigliare ad un luna park, ma anche che le sue applicazioni pratiche diventano utili per chi vuole migliorare efficacia, partecipazione e redditività di un evento.
Insomma, quindi può essere uno strumento di business. Ma come?
Ragionandoci su e abbiamo trovato una prima serie di aree nelle quali la componente di gioco, aggiunta alle attività già previste dall’evento, le renderebbe più funzionali. Non è certo un elenco esaustivo, ma giusto per darvi qualche idea:

  1. la valutazione dell’apprendimento
  2. la presentazione di prodotti o servizi
  3. l’aumento del traffico negli stand dell’area espositiva
  4. l’incremento di brand awareness per gli sponsor
  5. la creazione di network e gruppi di persone
  6. l’acquisizione di lead profilati
  7. l’aumento delle presenze (a sessioni specifiche o anche a tutto l’evento)

Di fatto, comunque ci sono pochi limiti alle possibilità di utilizzo di questo strumento se si progetta bene il percorso (in termini di identificazione degli obiettivi, studio del target, scelta delle ricompense e così via) come in una qualsiasi azione di marketing che voglia produrre risultati osservabili e misurabili.

Per questo il sistema di gamification che abbiamo costruito per SharEvent ha due cardini attorno ai quali ruota: la flessibilità e la semplicità che, come abbiamo provato, sono i migliori punti fermi per rendere veramente utilizzabile uno strumento.

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