Il kintsugi e l’arte di organizzare eventi

Kintsugi

In Giappone l’antica arte del kintsugi ripara la porcellana rotta con l’oro o altri materiali preziosi. Così si recuperano all’uso manufatti altrimenti inservibili e il collante prezioso compensa la perdita di valore data dalla rottura. Il risultato dell’opera è un oggetto ancora più prezioso dell’originale perché assolutamente unico, irripetibile e arricchito con materiali di pregio.

Proprio il kintsugi ci è venuto in mente pensando al mondo degli eventi business e aziendali, incrinato dalla pandemia da Covid-19 fin nelle sue fondamenta e che ancora, nel 2021, stenta a vedere concrete possibilità di ritorno ad una qualche normalità.

È vero, lo hanno detto in tanti, probabilmente non ci sarà più una normalità a cui tornare nemmeno quando la pandemia allenterà definitivamente la sua morsa, ed è forse vero anche che questa terribile esperienza non ha poi creato nulla, ma solo accelerato forzatamente processi di cambiamento e di rivoluzione che sarebbero, probabilmente, avvenuti comunque.

Però il fatto rimane: quello degli eventi aziendali e business (convention, fiere, meeting annuali, job fairs, etc) è ancora, sotto molti aspetti, un settore che si è, se non rotto, profondamente incrinato, tanto da aver bisogno di qualcosa che ne ripari le crepe.

È così che ci siamo chiesti se potessimo applicare l’idea del kintsugi all’”arte di riparare gli eventi”.
Beh, ci siamo risposti di sì. E andando più a fondo, abbiamo provato anche a capire come.

Siamo partiti dalla nostra, di rottura. Quella che a marzo 2020 ci ha paralizzato d ha fatto andare in frantumi gran parte delle nostre certezze. Quando la pandemia ha iniziato a colpire, come molti di voi già sanno, SharEvent era già un soggetto che lavorava da anni a livello nazionale ed internazionale a supporto di grandi e piccoli eventi aziendali. Quando gli eventi si sono fermati, quindi, anche noi ci siamo fermati. E ad essere sinceri abbiamo pensato che avremmo fermato tutto finché gli eventi non fossero ripartiti, chissà quando.

Fermandoci, abbiamo alzato lo sguardo dal qui ed ora di un lavoro frenetico e che ci assorbiva totalmente, e l’abbiamo visto. Abbiamo visto l’oro per il nostro kintsugi. Quale? La tecnologia. Il cuore e lo scheletro che ha sempre tenuto in piedi il progetto di SharEvent, ma che non è mai stato l’interezza di SharEvent.

Per noi la tecnologia è uno strumento, e non un fine.
È quello che tiene insieme l’idea di cosa è un evento
che condividiamo con tutti coloro che da anni ci scelgono come partner del proprio lavoro.
È, per dirla in termini di kintsugi, il nostro oro. .

Come?
Tre punti e tre spunti che magari possono essere utili per riflettere su questo 2021 appena iniziato.

1. La tecnologia permette di guardare dietro l’angolo

La tecnologia è quella cosa che permette di girare l’angolo. Come? Permette di guardare dietro il muro che improvvisamente le difficoltà hanno tirato su sul cammino, quell’ostacolo che impedisce di andare avanti come si è sempre fatto. Permette di immaginare il nuovo partendo proprio da quanto non si può più fare come prima.
Certo, non può sostituire tutto. E anzi, diciamo che non sostituisce proprio nulla. Perché finché stiamo nella prospettiva di come sostituire qualcosa con qualcos’altro, non stiamo riparando, né trovando nuovo valore all’esistente. Lo stiamo buttando via e stiamo comprando altro. Se invece noi stiamo ancorati al cuore di quello che ci interessa possiamo trovare altre strade per farlo anche quando sembra impossibile.
E la tecnologia può essere un partner affidabile per passare dal pensiero all’azione. Dall’idea alla sua realizzazione.
Un esempio concreto? Noi per primi non avremmo mai pensato che la tecnologia potesse dimostrarsi lo strumento migliore per tenere insieme i pezzi di fiere andate in frantumi con la pandemia come le job fair. Invece ripensando totalmente le regole d’ingaggio e gli strumenti per realizzarle, proprio questo settore ha scoperto come il passaggio al virtuale e all’online potesse essere un modo per migliorare la sua efficacia e la soddisfazione di tutti i partecipanti. Così, partendo dall’esperienza desiderata per tutti gli stakeholder, si è scoperto che la tecnologia non solo “teneva insieme in pezzi”, ma dava nuovo valore al tutto.

2. La tecnologia rafforza le fondamenta

La tecnologia può essere quella cosa che tiene insieme la struttura anche quando la scuoti. Avere una struttura tecnologica stabile ma allo stesso tempo flessibile a noi ha permesso di passare dal supporto degli eventi offline a quello degli eventi online nello spazio di poche ore (quelle, più che altro, che sono servite a noi per cambiare lo sguardo). Perché quando la struttura di base è solida, sopra ci si può costruire confidando che non franerà anche di fronte a qualche scossa. Che sia un evento fisico, di quelli che tanti di noi speriamo di poter tornare ad organizzare presto, che totalmente online oppure ibrido, come probabilmente saranno molti dei prossimi appuntamenti. E soprattutto ci sarà sempre la possibilità di passare dall’una soluzione all’altra con minimo dispendio e rischio nel caso di cambiamenti improvvisi.

3. La tecnologia allarga gli orizzonti

Lo abbiamo già detto altre volte: nel mondo degli eventi business e aziendali la tecnologia permette di andare oltre i limiti dello spazio e del tempo e, fortunatamente, almeno un parte anche delle restrizioni di una pandemia. Ma fa anche di più: tiene insieme i pezzi di quello che siamo abituati a vedere e di quello che, magari, abbiamo solo immaginato. Come nel kintsugi, assembla in maniera originale pezzi di una normalità che in quella precisa combinazione diventa una realtà davvero aumentata. Non più un sostituto, un surrogato, un’alternativa, ma una scelta precisa e unica dove ogni frizione cade e lascia spazio alla pienezza dell’esperienza.

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